Lnd

Anni 40


“GLI ANNI ’40: DALLA GUERRA ALLA RICOSTRUZIONE”

 
Pochi giorni dopo la conclusione del campionato 1939/40, l’Italia entrò in guerra. Lo sport non si fermò, ed il campionato di calcio continuò a svolgersi in modo abbastanza regolare ancora per tre stagioni, nelle quali il Rimini si collocò su posizioni di una dignitosa media classifica. Il livello tecnico della squadra non era più quello dell’anno del secondo posto: il ritorno dei “prestiti” alle formazioni di appartenenza (Roma e Bologna) si unì poi alle cessioni per motivi economici dei giocatori migliori (Trevisani e Romani passarono nel ’42 ad Ancona in B) ed alla partenza per il servizio militare di diversi giocatori. Ci fu anche una crisi dirigenziale, che avrebbe anche potuto portare alla fine della squadra, se l’infaticabile Crociati non avesse pervicacemente continuato a lavorare occupandosi delle pratiche relative a cartellini ed iscrizioni, salvando così la società. La squadra fu completata con dei giovanissimi, chiamati a sostituire coloro che erano partiti, che  riuscirono ugualmente a disputare campionati dignitosi. Il precipitare della situazione bellica nell’estate del 1943 rese poi inevitabile la sospensione di ogni attività sportiva ufficiale. 


 
Una formazione del 1940/41.
 

 
La formazione che vinse per 1-0 il derby contro il Cesena il 14 marzo 1943. Fu l’ultima partita prima della pausa dovuta alla guerra.
Da sinistra: CAMPANA, BALLARDINI, RANER, PESARESI, POLETTI, MASSARI,CROCIATI (dirigente), ZAULI,  MANZELLI, VILLOTTI, PEICS (allenatore);  SAVORETTI (collaboratore), TAMAGNINI (massaggiatore), DE POL, SOCI.

Quando nell’autunno del 1945 si ripartì, c’erano da rimettere in sesto anche le “macerie” del calcio, oltre a quelle delle città: persino la serie A dovette rinunciare al girone unico nazionale e si scelse la formula di due divisioni nord e sud con girone finale vinto poi dal Grande Torino. Il Rimini partecipò ad una serie C divisa in ben quindici gironi, nel girone I formato da squadre emiliano-romagnole. Lo stadio era gravemente danneggiato, i mezzi erano pochissimi; in città c’erano ancora i soldati alleati. Accanto all’allenatore Boni c’era, come preparatore atletico, il grande Romeo Neri. In un campionato equilibratissimo il Rimini partì bene, fino al 16 dicembre 1945, la partita del fattaccio. Si giocava lo scontro al vertice Rimini-Carpi. La partita fu segnata da episodi dubbi e da decisioni arbitrali contestate, scatenando  il pubblico che invase il campo. Dovettero intervenire i soldati polacchi, accasermati nel vicino Collegio Pio Felice, a disperdere la folla sparando in aria; l’arbitro ebbe comunque sette costole fratturate. Il campo fu squalificato, ed il Rimini dovette giocare in campo neutro prima a Rovigo e poi a Santarcangelo e Cattolica. Restò in lotta per il primato fino al ritorno a Carpi, quando i locali vinsero per 6-0. Alla fine fu sesto posto, a cinque punti dal Carpi primo.  


 
La formazione del 1945/46.
MORRI (presidente), PANDOLFINI (factotum), FOSCHINI, BALLARDINI, MORRI, FABBRI, CAMPANA, VEROLI, CECCHINI, MASSARI, GUACCI, CELLI, COMOTTI, BONI.
Il portiere Campana indossa una singolare maglia a scacchi blu-celesti, dono degli occupanti britannici. 
 
Nel 46/47 il Rimini disputò la serie C in un girone romagnolo-marchigiano, concludendo al quarto posto. Ben più avvincente fu il campionato successivo, rimasto nella storia biancorossa come il primo vero campionato vinto. Era il girone M di quel pletorico campionato di C 1947/48, a 18 gironi e 288 squadre, e le avversarie andavano da Imola a Recanati. Molti i nomi nuovi, con Ghezzi che si alternava a Cicchetti in porta; il bomber fu Ballardini (15 reti). Chiecchi, veronese, era l’allenatore; il presidente era Pivi. Fu un campionato storico per tanti motivi: oltre alla vittoria col brivido (il Rimini in vantaggio di due punti sul Cesena fu sconfitto all’ultima giornata a Perticara, ma i bianconeri non riuscirono ad andare oltre il pareggio casalingo con la Jesina) quell’anno è rimasto nella memoria per la passione con cui la città seguì la squadra e per un primato del calcio riminese, ovvero le radiocronache “private” (organizzate tecnicamente dal sig. De Donato, inventore della Publiphono, e finanziate dal Bar Dovesi) con cui un giovanissimo Sergio Zavoli  raccontava dagli altoparlanti di piazza Tre Martiri e dell’Arco le partite alla folla riunita. Nonostante le feste, però, non fu serie B: nel corso dell’estate la FIGC decise per una riforma che portò a quattro soli gironi di serie C, spedendo nelle categorie inferiori tutte le altre. Il Rimini ed il Cesena furono ammessi alla nuova categoria; per questo si può parlare, di fatto, di una promozione.
 


La squadra vincitrice del campionato 1947/48, una delle più amate dai tifosi riminesi.
In piedi: CHIECCHI (all.), PIANCASTELLI, MANTOVANI, BETTOLI, CICCHETTI, ZALATEU, MASSARI, RAVAGLIA.
Accosciati: BALLARDINI, BRANDO, TRAMONTANA, BOMBARDIERI, CORNAZZANI.

Un’immagine di Faenza – Rimini del 29 febbraio 1948, vinta dal Rimini per 1-0 con rete di Bombardieri.

Gli anni ‘40 sono stati un periodo in cui il Rimini ha potuto disporre di ottimi portieri. Il decennio comincia con Armando Morri (poi diventato anche presidente biancorosso), il portiere con i baffetti alla Errol Flynn, che restò alla difesa dei pali biancorossi fino a quando, nel 1942, fu chiamato alle armi. In quella circostanza cedette la maglia al diciassettenne Sergio Campana, che si mise in luce tanto da meritare, nell’aprile del ’43, una chiamata della Roma campione d’Italia, con cui giocò una partita amichevole di prova. Le circostanze tragiche dell’estate di guerra 1943 (vedi sopra) resero però impossibile qualunque ipotesi di trasferimento. Nei primi campionati dopo la guerra Campana divise la porta del Rimini con Carlo Cicchetti, più giovane di due anni ma ugualmente ricco di talento. Notato dalla Fiorentina durante una stagione (era militare in Toscana) passata al Poggibonsi, Cicchetti rinunciò al trasferimento per obbedire alla volontà familiare, che non voleva fargli lasciare il lavoro “sicuro” alle Ferrovie. Infine il migliore di tutti, Giorgio Ghezzi da Cesenatico. Dopo due stagioni al Rimini spiccò il volo verso la serie A, dove vinse tre scudetti ed una Coppa dei Campioni con Inter e Milan. Fu anche il primo ex biancorosso ad approdare in Nazionale (se si esclude il faentino Giacomo Neri, che si mise in luce diciassettenne  nel DLF nel 1932/32 e totalizzò tre presenze ed una rete in azzurro nel 1939/40).    


 
Gli amici-rivali Cicchetti e Campana.
 
Giorgio Ghezzi in Nazionale contro la Svizzera.

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter

A.C. Rimini Calcio 1912 srl

comunicazione@riminicalcio.com
Copyright © 2012 A.C. Rimini Calcio 1912 srl
Tutti i diritti riservati - Piva 03891240404
Siti internetby Pianetaitalia.com