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Le Origini


LE ORIGINI


Nella nostra regione il calcio è arrivato in ritardo rispetto alla Liguria, al Piemonte e poi alla Lombardia, che hanno visto nascere le prime società di calcio. Se è del 1893 la fondazione della squadra più antica ancora in attività, ovvero il Genoa, che vinse poi il primo campionato ufficiale disputato nel 1898,  si deve attendere il 1909 per la nascita del Bologna, mentre per il 1908 c’è notizia dell’esistenza di due club a Modena.  Per quanto riguarda l’introduzione del gioco a Rimini, la prima testimonianza attribuibile al gioco del calcio è forse del 1906, mentre i cenni precedenti al gioco del pallone (per la precisione, si tratta di lamentele di cittadini infastiditi dall’abitudine di giocare nelle strade) si riferiscono all’allora popolarissimo “pallone col bracciale” che si giocava allo Sferisterio.


Lo Sferisterio di Rimini com’era prima dell’abbattimento

Chi ha introdotto il gioco a Rimini? In mancanza di dati precisi, si può attribuire la cosa a qualche villeggiante o militare proveniente dall’Italia nord-occidentale. Ben presto tuttavia anche Rimini ebbe le proprie squadre. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX esistevano a Rimini diverse società per la pratica sportiva, la maggiore delle quali fu la polisportiva U.S.LIBERTAS, nata nel 1905, che comprendeva le sezioni di ginnastica, atletica, ciclismo e nuoto.  I colori sociali erano il bianco ed il rosso. Nel 1909 si costituì la sezione del calcio, ma la dirigenza rinunciò a seguire direttamente questo sport, cosicché  i giovani calciatori decisero di costituire nel 1909 una loro società denominata Pro Rimini. Deve essere stata una delle prime in regione, se è vero che il Bologna partecipò al suo primo campionato italiano solo nel 1910-11, inserito in un girone veneto per mancanza di avversari; nel 1912-13 toccò poi al Modena.

Tre anni più tardi però, nel 1912, “rinacque” la sezione di calcio della U.S. Libertas e con essa la squadra che poi ha avuto (pur con qualche cambio di denominazione) continuità fino ad oggi, prima col nome Libertas Rimini e poi con quelli di Rimini Calcio, A.C. Rimini, Rimini F.C., fino all’attuale A.C.Rimini 1912. Nello stesso anno risulta l’inizio dell’attività calcistica anche a Pesaro da parte della polisportiva Vis, fondata nel 1898, e a Ferrara da parte della Società Polisportiva Ars et Labor (SPAL, fondata nel 1907). Non sono note partecipazioni a campionati e nemmeno risultati di partite. Si può ipotizzare un’attività occasionale, come testimoniato in un certo senso anche dalle fotografie, in cui compaiono divise con stemma Libertasma diverse fra loro e simili a quelle normalmente utilizzate per atletica e ginnastica. 







Anni 1912-1914: Le prime rarissime testimonianze della nascita del calcio a Rimini. La seconda immagine porta la data del 1914 con la scritta a penna  “F.B.C. Libertas”. Il confronto con la prima, del 1912, mostra che i visi dei giocatori e persino le maglie sono quasi gli stessi, segno della continuità di quel gruppo di pionieri.

 
Anche a Rimini, come in tutta Italia, la prima guerra mondiale fermò l’attività sportiva. Si sa che formazioni riminesi, costituite da cittadini o militari, disputarono qualche partita contro simili formazioni di città vicine come Pesaro e Faenza, manon si può parlare di attività ufficiale o legata ad una denominazione societaria precisa.
Terminato il conflitto, nel 1920 la Libertas ricostituì la propria sezione calcio assorbendo i giovani calciatori che pochi mesi prima avevano costituito il Rimini Football Club (i cui dirigenti erano peraltro soci storici della Libertas come Massani, E. Amati e Zangheri).





Da sinistra: l’allenatore PERICOLI, il dirigente MASSANI, ARDUINI, ROBERTI, MELIZZI, BERARDI, PANTANI, CIAVATTI, DONATI, i dirigenti TAMBURINI e SANTARELLI, RAVAGLIA, BULDRINI, FABBRI, MAZZOTTI e FLAVIO LOMBARDINI. La maglia a scacchi (o meglio, a quarti contrapposti) biancorossi apparve per la prima volta in questo periodo, si dice in un match contro la Renato Serra Cesena, formazione fondata nel 1920.


L’immagine mostra due giocatori del Rimini degli anni ’20, Pantani (in borghese) e Giovanni “Gino” Amati. Data la giovanissima età di Amati, nato nel 1904, la foto, forse del 1919, potrebbe essere la prima testimonianza della maglia storica del calcio riminese.
 
 In generale gli anni ’20, che videro i primi campionati ufficiali disputati dalla formazione riminese, non furono caratterizzati da risultati particolarmente esaltanti. Altre (in particolare la Forti e Liberi Forlì e il Faenza) erano le formazioni romagnole più forti.
Nel 1922 la Libertas Rimini si iscrisse al suo primo campionato, quello di IV Divisione, dove affrontò così le formazioni del Renato Serra Cesena e dell’Audace Ravenna. I biancorossi  giunsero al secondo posto; furono i cesenati a proseguire il cammino nelle fasi successive. Nel successivo campionato 23/24 la Libertas vinse il proprio girone superando Forlimpopoli e R. Serra, poi nel successivo girone finale si piazzò seconda assieme alla Pro Lugo e dietro al Castelbolognese, ottenendo l’ammissione alla III divisione in cui già militavano il Ravenna e soprattutto Forlì e Faenza. Fu la prima promozione nella storia del calcio riminese.
 
Una formazione del 1923-24. Da sinistra: L’accompagnatore ZAGHINI, PEDRAZZOLI, DELLA BIANCIA, CIAVATTI, BATTAGLIA, QUADRELLI, AMATI;  LOMBARDINI E., CARBONELLI, LOMBARDINI F.; MAZZOTTI, FABBRI, BULDRINI. 




In quegli anni i periodici ricorrevano spesso a simpatiche caricature. Ecco due giocatori del Rimini di allora ritratti dal disegnatore “Adro” ( il portiere Fabbri e il capitano Buldrini) 
 

Nelle stagioni successive la Libertas, formata esclusivamente o quasi da giocatori locali, si trovò a fronteggiare formazioni più attrezzate, piazzandosi nella parte bassa della classifica. Nel 1928 infine la Libertas decise di non iscriversi al successivo campionato di II divisione, che prevedeva lunghe trasferte anche in Emilia, a cui pure avrebbe avuto diritto in seguito ad una riforma. Tra le ragioni, anche l’inadeguatezza del campo di gioco: il prato interno dell’Ippodromo Flaminio, un terreno fangoso e con scarsissime strutture (una semplice recinzione e pochi elementi di tribuna). Alle origini del calcio riminese, accanto al “prato della Sartona”/Ippodromo Flaminio (futuro R. Neri), si era giocato anche al Prato della Fiera e nel piazzale del Kursaal. 

Una formazione del 1926/27: AMATI, MAYER, DE LUCIA, FABBRI II, BATTAGLIA, FABBRI I, CHERUBINI, ZAMAGNI, CARBONELLI, BULDRINI, GALLI, il dirigente ZANGHERI.
 
Immagini di una partita sul prato dell’Ippodromo Flaminio
 

L’attrezzatura sportiva prevedeva maglie di lana e spesso scarpe da passeggio rinforzate con l’aggiunta di “tacchetti” artigianali, perché non tutti possedevano quelle da calcio. I palloni (duri, non sempre perfettamente tondi e con cuciture in rilievo che potevano causare lesioni nei colpi di testa) erano costosi e bisognava farli durare. Il portiere indossava ginocchiere e guanti di pelle, e quasi sempre un berretto; alcuni giocatori usavano fasce, cuffie o reticelle per tenere  a posto i capelli oppure per proteggere la testa.
Molti tra i giocatori di allora erano in realtà dei “polisportivi” (un esempio tra tutti Flavio Lombardini, che praticò a livello agonistico il calcio, l’atletica, la ginnastica, la scherma, il tiro a segno; fu allenatore di pallacanestro, di ginnastica e di atletica. Tra gli altri, merita di essere ricordato Giovanni “Gino” Amati, che  giocò in diversi ruoli nella Libertas degli anni ’20 e praticò anche l’atletica leggera a buon livello. In seguito come dirigente seguì la squadra di calcio ma soprattutto si occupò di pugilato, diventando poi anche arbitro di questo sport a livello internazionale. Morì nel 2000.

 

 
Amati con De Lucia, uno dei più forti giocatori riminesi di allora

 

 
Azione di una partita sul “Prato della Sartona”, la vasta estensione erbosa che si trovava allora appena fuori il borgo San Giovanni. Nell’area sorgeva una villa di proprietà della contessa Teresa Sartoni. La villa venne poi donata per testamento dalla contessa ad un ordine religioso che la trasformò nell’orfanotrofio Pio Felice, ma il nome della nobildonna rimase legato al prato retrostante.

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